Epistolario di Carmine Montella

Ad Andrea Acierno, in Baiano
Roma, addì: 2 Agosto 1975

Di cari amici, Andrea, ne ho avuti parecchi.Tu sei stato uno di quelli, e tra i più stimati e amati. Per questo, dopo la stretta di mano di domenica 13 luglio, non mi lascio sfuggire 1'occasione per ristabilire con te nuovi rapporti di "pace", che dovranno essere fondati su solide basi di necessari colloqui, di libertà di pensiero e di ideologia politica, di rispetto reciproco.
È stata proprio la diversa ideologia politica che ha fatto franare la nostra amicizia. Lo scontro ideologico di quella famosa serata di aprile doveva ripercuotersi decisamente sui nostri rapporti di amicizia, perché si superarono da entrambe le parti i limiti del rispetto, del buon senso, della comprensione ed anche dell'educazione. A comprometterli maggiormente, capisco, hanno contribuito enormemente le continue accuse che io ti rivolsi dal palco della D.C., durante l'ultima campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio Comunale. (Colgo l' occasione, intanto, per inviare a te e al tuo partito le più sentite congratulazioni per la vittoria conseguita - anche se con stratagemmi politicamente e legalmente poco corretti - con la speranza che la nuova amministrazione comunista non operi come la precedente, sempre comunista, che dal nostro punto di vista fu disastrosa, forse la peggiore della storia baianese, ma in modo adeguato alle esigenze del paese, per risolvere i tanti problemi che lo affliggono e che lo ridicolizzano agli occhi dei centri viciniori. L'importante è risolvere i problemi, poco importa se siete voi comunisti o noi democristiani a risolverli!)
Del tuo pensiero, vero, feci l'arma della mia battaglia elettorale: però, ebbi l'accortezza e la delicatezza nei tuoi riguardi di farti rimanere nell'anonimato, a dimostrazione del fatto che non volli attaccare un amico, ma l'ideologia di un amico. Tu, invece, sempre quella famosa sera, non avesti la stessa accortezza e delicatezza nei miei confronti quando mi giudicasti "parassita" e "marciume" della società (sic), non solo coinvolgendomi in un giudizio generale sui democristiani, ma riferendoti proprio a me in particolare.
Mi giudicasti da una posizione politica troppo parziale e comunista, proprio tu che hai avuto dimostrazioni continue dell' infondatezza delle tue accuse. Tu proprio non dovevi giudicarmi "parassita" e "marciume della società", quando sai l'impegno che io metto in tutte le cose, quando sai che sono un uomo molto attivo, ben disposto ad aiutare chi mi chiede aiuto, ad offrirmi, a prestare disinteressatamente la mia opera, quando sai che sono serio, onesto ed impegnato lavoratore della scuola (diciamo meglio: operaio della scuola!), quando sai che l'estate la passo a scoppiare e sudare tutto il giorno in campagna, a fare il contadino (e me ne vanto!) io che potrei stare sdraiato sulla sabbia di qualche bella spiaggia a prendere il sole, con il mio stipendio.
Furono troppo ingiuste le tue parole nei miei riguardi, parole che lasciano il marchio.
* * *
Le rivelazioni del mio pensiero che ora ti faccio non ti devono meravigliare: devono indurti a meditate.
Io, da democristiano, non contesto il tuo schieramento politico: lo rispetto. Tu, da comunista, contesti la mia ideologia politica, anzi non la ammetti proprio, non accetti il fatto che io debba avere una mia ideologia diversa dalla tua ("È inutile che ti sforzi a pensare se pensi diversamente da me: tanto la verità sono io, è il marxismo!" mi dicesti); non rispetti la mia libertà di pensiero, perché presumi che il marxismo sia l'unica vera ideologia, cioè la somma verità. Qui crolla ogni intesa. Del partito comunista io accetto molte posizioni; le condivido e se occorre mi batto pure per esse; puntualizzo: per molti problemi mi ritengo più comunista di te, in quanto se tu lo sei solo in teoria, io lo sono anche in pratica!!!
Tu, Andrea, guardi i problemi solo dalla tua prospettiva politica, perciò non puoi essere sempre imparziale; il tuo giudizio è spesso, se non sempre, interessato, parziale, limitato, incompleto (altro che verità!); io, invece, guardo i problemi con animo comunista, direi con ideologia quasi comunista, ma con gli occhi e la mente di un democristiano, per questo il mio giudizio è meno parziale, è meno limitato, è più obiettivo e sincero del tuo. Io non dovrei militate nella d.c.; però non potrei militare neanche nel PCI né in altri partiti: dovrei militare in un partito che non esiste ancora e che oggi si rende indisponibile: in partito (o meglio "il centro di raccolta") degli uomini di buona volontà, che, al di fuori dei partiti, vogliono operare con sincerità, con onestà, con impegno, con capacità, per migliorare la società e gli uomini stessi che la compongono. Non sono le solite parole, le solite frasi fatte, i soliti luoghi comuni: sono il risultato al quale sono giunto, dopo profonde e continue meditazioni e sarà la linea di condotta, il programma che vorrei seguire, se sarò eletto segretario di sezione della D.C. come si auspica da più parti nella sezione. E questa mia convinzione doveva essere l'argomento principale della campagna elettorale. Invece, lo toccai solo una volta con molta superficialità, costretto a cambiare toni e contenuti fin dal primo momento per le affermazioni false e ridicole che vennero rivolte contro di me dai tuoi compari comunisti. Non ebbi la possibilità materiale di esporre per bene e a fondo la mia posizione ideologica, per quanto riguarda la sfera politica.
Perché, allora, ho combattuto il PCI, pur condividendo molte posizioni?
Io sono molto obiettivo nel giudicare le situazioni. Mi ritengo elastico. Quando bisognava condurre la campagna elettorale per l'abrogazione della legge sul divorzio, io disertai il mio partito ed appoggiai liberamente la posizione comunista (anche se lo feci perché avevo dato un valore morale e non politico al voto!) Collaborai con alcuni disegni alla mostra che fu organizzata in piazza davanti alla sezione del tuo partito. Ritenni giusto partecipare a quella lotta con gli amici comunisti. Però lo volli fare in assoluta anonimia, perché sono atteggiamenti che si valutano con troppa facilità senza capirne le giuste ragioni. La gente non avrebbe capito questo passaggio ideologico per una sola posizione da difendere: mi avrebbe apostrofato col termine di "cambia-bandiera" o con appellativi affrettati e più pungenti, come sta facendo da quando ha saputo che io sto facendo il militare a Roma, presso il Ministro della Difesa; e questi giudizi mi avrebbero danneggiato politicamente, anche se la sezione D.C. era al corrente della mia libera posizione, espressa esplicitamente in una riunione del movimento giovanile, senza essere per questo espulso dal partito. E poi, Andrea, (ripetendo quanto già dissi pubblicamente durante un mio comizio) in quel periodo non conveniva veramente espormi apertamente né per il tuo né per il mio partito, perché aspettavo a momenti l'inserimento nei ruoli e non volevo compromettere quasi 20 anni di studio con una presa di posizione politica anticipata solo per rischiare (o forse non avrei nemmeno corso alcun pericolo!), sapendo che oggi i personaggi interessati della politica per niente fanno arrivare i loro tentacoli ovunque. Anche tu, o chiunque altro, al posto mio avresti fatto la stessa cosa! Quale fu il risultato di questa mia posizione? Uno dei tuoi compari comunisti, quel C*** così caro amico (traditore di amicizie solo per rendersi importante presso l'onorevole o la sezione) estrasse da questa posizione solo quella parte che interessava a lui, impegnato politicamente, isolandola (e qui il grave errore!) dall'intero contesto politico-privato-intenzionale-ideologico e dalla particolare situazione contingente e ne fece un'arma (scarica!) per calunniare meschinamente il sottoscritto, commettendo così un torto gravissimo ad uno amico che poi, tra l'altro, non lo aveva mai sfiorato né in giudizi affrettati né in critiche dal punto di vista politico, anzi col quale aveva discusso spesse volte di vari problemi di scottante attualità politica, sociale e culturale, con serenità ed elasticità mentale! (E anche lui era bene a conoscenza del contrario di quanto fece affermare e ripetere sui palchi, anche dallo .... Stefano!). Nello stesso tempo mostrò una immaturità catastrofica nel valutare certe sottigliezze psicologiche e certe sfumature di ordine logico nel valutare il termine "convenienza" da me usato; mostrò pure una disonestà totale nell'ingannare (lui comunista) quelle persone alle quali si rivolgeva per chiedere consensi e voti con affermazioni false, che avrebbero un fondo di verità soltanto se rivolte contro se stesso! E... boccaccia mia stai zitta!!!
Come ho detto prima, ho condiviso alcune posizioni del PCI, schierandomi e collaborando, non condividendole solo ideologicamente, e, tuttora, ne condivido ancora molte (non pensare anche tu che io sia un reazionario clerico - fascista, un conservatore, un ignorante in storia, come mi definì Stefano Colucci); ciononostante, non posso essere comunista per il modo come intendete voi il comunismo. Le motivazioni sono molte: 1) in me sono ben radicati determinati valori; 2) in me sono ben salde certe convinzioni; 3) credo ancora nel valore ideologico del mio partito (guai se non fosse così !) e nel suo programma originario, anche l'impatto con la realtà ora è abbastanza deludente e, sotto alcuni aspetti, catastrofico; (e non è questo un valido motivo per cambiare il partito; per quale altro, poi?); 4) non credo nella capacità del PCI di poter sostituire la DC, in quanto il partito comunista ha gli stessi difetti di fondo del partito di maggioranza relativa, per cui, al mio parere, non si possono e non si devono sostituire uomini corrotti con uomini altrettanto corrotti (a meno che il governo rosso di Milano non dimostri il contrario!), (e qui dovrei farti un lungo discorso giustificativo di questa mia asserzione, che per necessità di spazio e di tempo lo riservo e lo rimando ad una prossima occasione; ma non lo accantono, perché questo è un problema significativo e decisivo da analizzare e valutare!); 5) il PCI sta commettendo un gravissimo errore storico-culturale-ideologico, quando presume di essere la verità (stando a quanto affermato con profonde convinzioni voi comunisti di Baiano!); sta commettendo lo stesso errore che commise la Chiesa con la stessa asserzione (ecco perché più di una volta ho paragonato il metodo comunista a quello ecclesiastico!), errore che ha sempre portato all'ignoranza, perché ferma il processo di conoscenza, credendo di aver raggiunto la verità: "Io sono il Vero! Questa è la parola, il Verbo! Al di fuori di questo non c'è che questo!"; errore che ha sempre ostacolato e fermato qualsiasi sforzo del pensiero a capire la realtà, sottoponendola al vaglia del dubbio; 6) i risultati dell'applicazione del marxismo in altre realtà storico-sociali ammoniscono a stare attenti prima di fare certe scelte, a non commettere errori che possono risultare definitivi e irreparabili (anche qui dovrei fare un altro lungo discorso che rimando ad altra occasione più felice).
Il comunismo, smussato, rivisto, corretto, adeguato ai tempi e alle realtà contingenti dei vari popoli (mentre voi continuate ad insistere sul modello sovietico, non lo negate!); attenuato in quei toni di polemica tesa spesso solo a carpire voti e, contribuendo così, volutamente, alla catastrofe governativa, rinunciando, molte volte a priori, alle dovute forme di collaborazione; ritoccato in alcune posizioni, il comunismo ben divenga la mia ideologia e ben venga a stringere la mano alla DC ed insieme che possano governare la cosa pubblica con capacità, con maggiore forza, con migliori programmi.
A mio avviso, la DC è indispensabile per il PCI, come il PCI è indispensabile per la DC: l'uno ha assoluto bisogno dell'altro. Oggi, separatamente, non possono più lottare (e lottarsi), perché avrebbero la rappresentanza solo di una massa (come è sempre stato, presso ogni popolazione!), mentre si ha bisogno di una rappresentanza la più estesa possibile, che si può ottenere solo mettendosi insieme alla guida del paese. La storia ha dimostrato da sempre (e tutt'oggi ce ne dà numerosi esempi) che è un errore grave quello di governare un paese quando non si ha la completa rappresentanza della massa, (non basta stare al Parlamento per significare rappresentanza: io parlo di rappresentanza attiva, operante, decisiva!), perché quando non si ha detta rappresentanza significa porre le premesse per una nuova lotta, per lo scontro con la massa non rappresentata, la quale non si sente protetta, guidata, aiutata e si ribella per reazione e... per poter vivere. L'ascesa di un solo gruppo pone, al suo arrivo al vertice, immediatamente le premesse per la rottura col gruppo avverso, con l'altra fazione, la quale, fin da quel preciso momento, inizia una opera di corrosione, di sfaldamento, di distruzione o almeno di ostruzione ai danni degli avversari, opera che a lungo andare avrà uno sfocio vittorioso e porterà di nuovo al vertice del potere quel gruppo scalzato, e, in quel preciso istante, a sua volta metterà le promesse per l'opera di ostruzione, di rottura, di lenta corrosione, di continuo sfaldamento da parte del gruppo defenestrato; e così via per sempre, fino a quando non si cambierà tattica di governo. E questo mio pensiero è confermato dalla Storia!
"Se è sempre stato questo il processo di ascesa-discesa al potere e dal potere", potresti chiederti, "perché proprio i comunisti dovrebbero porre termine a questo fenomeno, ora che essi sono avvantaggiati nella lotta per l'ascesa al potere?" Perché essi si trovano nella peculiare fase del processo che può rovesciare il fenomeno: stanno nella fase di ascesa, la quale è l'unica delle due fasi in cui si può tentare una rottura storica di questo fenomeno! Se i comunisti tenteranno una "escaletion" solitaria, mineranno alla base la loro posizione di una eventuale vittoria e prima o poi ripasseranno il testimone in altre mani, per continuare il fenomeno di cui sopra.
Però oggi ci sono le premesse storico-culturali-ideologiche per annullare per sempre questo fenomeno di conquista del potere, proprio conquistandolo (e per qualcuno riconquistandolo) tutti insieme. Se si riuscirà a raggiungere questo storico risultato si darà un valido esempio forse definitivo, alla stessa Storia e potrebbe essere la salvezza per l'umanità, si potrebbe mettere le basi per una pace a lunga scadenza.
Intanto, però, leggo sul "Corriere della sera" (anno 100, n. 177 del 1.8.975, in prima pagina) un articolo di Gianpaolo Pansa : <<Da ieri, anche Milano dà un nuovo colpo alle tesi della "Grande Coalizione" e aggiunge un'altra pietra alla costruzione di una ipotesi di alternativa, quella del 51% ai partiti di sinistra, del "blocco contro blocco". Il PCI milanese ha accettato questa realtà... Ma l'ha accettata a malincuore e non è preoccupato. Si teme una reazione esasperata da parte democristiana, soprattutto a Roma.... Si teme ... l'emergere nella DC milanese di spinte oltranziste, peggio che moderate. Si teme che, al comune, la DC si getti lungo la strada di una guerriglia di opposizione"...
La seconda parte di questo articolo conferma a pieno quanto ho affermato prima. Leggo, ancora nello stesso articolo, l'affermazione perentoria di Ferrari Camillo: "In autunno qui si sparerà nelle strade!", a sempre maggior conferma del mio pensiero.
Caro Andrea, se la DC ha deluso un po' le nostre aspettative e sta passando una critica fase di assestamento e di crisi interna, il PCI non ha da solo la capacità e la forza (non "forza" di voti, intendiamoci bene!) di sostituirsi all'attuale partito di maggioranza relativa, se non causando una maggiore catastrofe politica, culturale e storica (se i risultati saranno positivi e risolutivi, ben venga il PCI al potere!!!). Solo insieme, e con impegno, con volontà, con serietà e con onestà, potranno salvare lo Stato! Ecco perché io ho attaccato i comunisti durante la campagna elettorale: nelle mie intenzioni c'era il modesto proposito di iniziare un'opera di smussamento, di revisione, di ritocco del PCI per attenuarne i toni e le forme, per spingerlo soprattutto a quell'autocritica che non conosce proprio, e renderlo così pronto per stendere la mano alla DC e prepararsi ad amministrare insieme la cosa pubblica, per il prossimo futuro!
Se ti stai chiedendo, Andrea, il perché di questa lunga lettera, devo risponderti così: "Leggila per bene, con calma, con impegno, analizzala parola per parola, in modo da essere pronto ad un colloquio con me, per ristabilire i rapporti di amicizia di una volta; colloquio che solo se preparato attraverso questa lettera potrà sortire effetti sicuramente positivi più di quanto potrebbe fare un colloquio inaspettato, improvviso!
Arrivato a questo punto, penso di poter concludere, inviandoti tanti cari saluti da Roma.