Omaggio a Nicola Litto, nella ricorrenza del centenario della nascita.
"Carabiniere a piedi" di Baiano, caduto EROICAMENTE la notte tra il 12 e il 13 febbraio 1936,
presso Mai Lahlą, in Etiopia. Medaglia d'argento.

Foto della manifestazione.

Nicola Litto
Clelia Litto, sorella di Nicola Litto
Suor Maria Rosaria Picciocchi Preghiera del carabiniere
(parroco: don Fiorelmo Cennamo)
"Il silenzio"
Benedizione della lapide
in piazza Francesco Napolitano
Il sindaco di Baiano, dr Vincenzo Cavaccini


Presentazione del libro "La tragica avventura africana del carabiniere baianese Nicola Litto" di Pasquale Colucci

Prof. Francesco Barra, docente di Storia moderna e contemporanea nell'Universitą di Salerno
Pasquale Colucci: autore del libro
(Presentazione del libro a cura del prof. Francesco Barra, docente di Storia moderna e contemporanea
nell'Universitą di Salerno.)

Con la consueta perizia storica, ma anche con altrettanta appassionata pertecipazione umana, Pasquale Colucci ricostruisce la tragica vicenda di Nicola Litto, il "carabiniere a piedi" di Baiano caduto eroicamente la notte tra il 12 e il 13 febbraio 1936 presso Mai Lahlą, in Etiopia, ad opera di una banda di irregolari abissini, che avevano assalito in forze il cantiere stradale della Gondrand, massacrando una settantina tra operai e tecnici italiani. Il tragico episodio - sin qui appena ricordato e non sempre esattamente ricostruito dalla storiografia sulla guerra italo-etiopica - viene per la prima volta accuratamente indagato in tutti i suoi particolari da Colucci, che offre quindi sull'argomento un contributo nuovo e un approfondimento originale.

Documenti ufficiali, carteggi familiari e cronache giornalisticbe del tempo - tutte fonti accuratamente investigate, confrontate e criticamente utilizzate - consentono inoltre all'autore di restituire l'autentico volto di questo umile servitore dello Stato, caduto vittima del dovere.
Al di lą dell'amplificazione retorica che - con evidenti scopi . propagandistici - del personaggio fece il regime fascista, emerge l'umanissima figura di un giovane meridionale, che - come tanti - si arruola nell'Arma per farsi un avvenire e costituirsi una famiglia; che nel 1935 chiede di partire volontario per l'Eritrea nell'imminenza del conflitto etiopico non per cercare avventure eroiche ma, assai pił modestamente, - per migliorare la sua condizione economica e poi sposarsi.
Ma questi umanissimi elementi, che emergono soprattutto dai carteggi intrattenuti dal carabiniere baianese coi familiari al paese, non si configurano peraltro assolutamente - nelle pagine misurate e attente di Colucci - come un'operazione dissacratorta. Al contrario, l'ordinarissima umanitą quotidiana del Litto - fatta di modesta routine di vita di caserma, di incarichi spesso frustranti e anche di gravi malattie coloniali contratte in Africa e che lo ridussero quasi in fin di vita - non sminuisce affatto l'esito inattesamente e tragicamente eroico della sua esistenza, a conferma che l'eroismo non costituisce una scelta di vita programmata, ma bensģ la concretizzazione spontanea e quasi obbligata di un senso innato del dovere. Difatti, quando accade l'irreparabile, Nicola Litto, pur potendolo, non fugge, ma sceglie di combattere fino all'ultimo, sacrificandosi in difesa degli operai inermi del cantiere Gondrand, assaliti da forze soverchianti, e presso dei quali una tragica casualitą l'aveva condotto a trascorrere la notte.
L'esemplaritą della vita di Nicola Litto sta quindi, essenzialmente, nel costituire il paradigma di un'intera generazione di italiani, che dalle avventure belliche del regime furono costretti tra il 1935 e il 1945 a pagare un altissimo prezzo umano su tutti i fronti di guerra e poi nei campi di prigionia, spesso sacrificando anche la vita. Nel rappresentare al meglio questa "generazione perduta" sta appunto la vera eroicitą di Nicola Litto.
Servizio fotografico di Carmine Montella