Opere di Carmine Montella

Orribile costume

D'estate a me piace molto girare per i campi. da solo o in compagnia di qualche intimo amico, per studiare, per leggere o solo per distrarmi, quando il ritmo vertiginoso col quale io penso e agisco m'affatica le membra o mi stanca la mente; oppure per sfuggire al frastuono della strada dove abito, o al calore, che a volte č irresistibile o all'irresistibile afa.
Quest'oggi, verso sera, ho preso un libro e sono andato fuori dall'abitato, per la solita strada, per quella strada che ho tante volte percorso per raggiungere i campi di mio padre e per tornarmene da essi.
Ho studiato per quasi un'ora, andando avanti e indietro e fermandomi laddove qualche passo esigeva maggiore concentrazione; poi, mentre il sole si nascondeva giā all'orizzonte, ho iniziato la strada del ritorno.
Non molto lontano dalle ultime case del paese, la strada s'incrocia con un canaletto. che raccoglie le acque acidule di scarico di industrie locali di ciliegie. Questo canaletto, chiamato "valloncello" in gergo locale, č una diramazione dei "Regi Lagni".
Quando sono giunto nelle vicinanze del "valloncello", ho sentito un lamentėo toccante. Mi sono fermato ad ascoltare ed ho capito subito che si trattava di qualche animaletto abbandonato. C'era un mucchio di paglia, ho frugato ed ho visto non uno ma ben tre cagnolini, tre cagnolini nati certo da pochissimo tempo.
E' costume del luogo abbandonare a sicura morte o, addirittura, sotterrare vivi questi animaletti, quando in casa giā ce ne sono altri. Orribile costume!
Questi tre cagnolini si lamentavano, forse per essere stati abbandonati o forse per essere stati separati dalla madre (la quale, poveretta, chissā dove e quanto li stava cercando!), o forse per il languore che li rodeva dentro, a causa del lungo digiuno, o forse ancora perchč le loro nari dovevano sopportare il fetore irresistibile di quell'acqua puzzolente e putrida che scorre nel canale.
Un nodo alla gola ha strozzato il mio respiro. Il ritmo del battiti cardiaci č aumentato velocemente. Gli occhi mi si cono gonfiati, mentre mi tremavano le mani. Avrei voluto prenderli, portarli a casa, curarli, nutrirli, allevarli. Non l'ho fatto: perchč? Perchč sarei costretto altrimenti a portare a casa. ogni giorno qualche animaletto. Ma giustamente a casa non tutti la pensano come me, nč tutti sono sensibili al dolore e alla sofferenza degli altri, soprattutto quando gli "altri" non sono uomini ma animali!
Fremevo di rabbia nel vedere soffrire questi animaletti, segno della ridicola potenza dell'uomo sul regno animale, minerale e vegetale!
Sono tornato a casa arrabbiato con me stesso per non aver salvato la vita ai tre animaletti, con le lacrime agli occhi e con tanta voglia di maledire l'uomo, quest'essere tanto malvagio, il pių malvagio, il pių crudele, il pių feroce degli animali, il pių basso nella scala dei valori delle creature che vivono sulla Terra!
"Invece di lasciarli cosė - mi chiedo io - invece di abbandonarli ad una sicura morte, ad una morte lenta, soffocante, straziante, non sarebbe meglio ammazzarli subito, senza farli soffrire?"
Io credo fermamente che gli animali, eccetto alcune specie, vivono come noi, vedono come noi, mangiano come noi, cosė soffrono come noi, gioioscono come noi, si amano come ci amiamo noi, hanno un'anima come l'abbiamo noi. Cos'č dunque che spinge l'uomo ad infierire contro gli animali, a spadroneggiare su di essi, a sentirsi superiore?
Si dice che gli animali non hanno l'intelligenza, quell'intelligenza che eleva lo stato dell'uomo al di sopra di quello degli animali Ma quanti uomini sono inferiori agli animali proprio per intelligenza e quanti animali sono superiori agli uomini per intelligenza!
Io amo e rispetto gli animali, perchč mi sento animale tra gli animali; l'uomo non ama nč rispetta gli animali. perchč si sente re tra gli animali. Oh miseria umana!
(I6 Agosto I971)